Un solo camino. Un solo camino. Musica per arpa dall'America Latina, Lincoln Almada harp, Fra Bernardo FB 1211132 (2015)

L'arpa e la chitarra furono portate in America Latina dall'Europa all'inizio del XVII secolo dai Gesuiti, che utilizzarono la musica come strumento di evangelizzazione. Da allora, la tradizione musicale del Vecchio Continente si combinò incessantemente con quelle preesistenti, sia native che africani, giunte con il commercio degli schiavi.

Violeta Parra (1917 – 1967)
Gracias a la vida
Lorenzo Leguizamon (*1920)
Curucau veve
Roberto Marquez (*1951)
Pampa lirima
Emilio Bobadilla Caceres (1907 – 1969)
Chipera luque
Bernardo Avalos (*1920)
Virgen querida
Demetrio Ortiz (1916 – 1975)
Recuerdos de Ypacaray
Transito Cocomarola (1918 – 1974)
Kilometro 11
Rapsodia andina
Gerardo Arias (1904 – 1983)
El canelazo
Jaime Torres (*1938)
Caminos en la Puna
Mauro Nuñez (1902 – 1973)
Cancion y huayno
José Luis Ferreira (*1976)
Juan Payé *
Demetrio Ortiz (1916 – 1975)
Mis noches sin ti
Traditionell Paraguay
Carreta vy
Emigdio Ayala Baez (1917 – 1993)
Sublime añoranza
Carlos Bonnet (1892 – 1983)
La partida *
Luis Bonfa (1922 – 2001)
Manhã de carnaval

Lincoln Almada Paraguayan Harp
with
Evangelina Mascardi baroque guitar *

Evangelina Mascardi e Lincoln Almada ci accompagnano nell’esplorazione della musica tradizionale del Sudamerica, mettendone in rilievo le numerose ascendenze europee risalenti ai secoli dei Conquistadores.
Il viaggio è focalizzato sul territorio che comprende il Messico e la regione guaranì, fra nord dell’Argentina, Paraguay e sud del Brasile. Qui si fondono e si amalgamano agli elementi autoctoni, numerosi altri motivi (ritmici e melodici) importati dalla Spagna e dal Portogallo dei Conquistadores. Ne risultano melodie, armonie e ritmi originali e sorprendenti nei quali la Spagna e il Portogallo cinque-seicenteschi, l’Europa settecentesca, l’Africa degli schiavi, la cultura autoctona dei Guaranì riversano ciascuno elementi musicali decisamente contrastanti: jácaras spagnole, suites, motivi popolari indios, zarambeques.
Il programma riunisce l'arpa diatonica del secolo XVI con la chitarra barocca di fine secolo XVII, che, pur non essendo collegati all’origine, si incontrarono nell'ambiente culturale eterogeneo del Sudamerica di metà Settecento: nobiltà e commercianti europei, schiavi africani e indios, questi ultimi già intrecciati tra loro. L'incrocio si riflette anche nella musica: nei manoscritti dell'epoca troviamo brani di corte nella forma classica della suite insieme ai “Zarambeques” (ritmo africano) o alle “Jàcaras” (danza spagnola). Il ricco spettro di forme musicali presenti nel programma viene ulteriormente arricchito dall’improvvisazione sui motivi di tradizione guarani, dove reminiscenze melodiche e armoniche della Spagna dei Conquistadores si intrecciano al ritmo e al colore di quello locale.
Questa sorprendente contaminazione di stili stratificatisi nel tempo viene ulteriormente evidenziata dall’uso di strumenti che sono di per sé il simbolo di questa fusione, e in particolare dalla cosiddetta arpa gesuita.
I Gesuiti sono i protagonisti impliciti di tutta la serata, non solo per il ruolo storico che ebbero nei confronti delle popolazioni Guaranì (le terre guaranì furono affidate ai Gesuiti, e in seguito al Trattato di Madrid del 1750 dovettero essere cedute al Portogallo), ma anche per aver portato in Sudamerica nel Seicento l’arpa che da loro prende nome e che da allora è rimasta invariata nelle sue caratteristiche organologiche e nella sua tecnica esecutiva.
Da europeo, questo strumento diventa col tempo sudamericano ed è tuttora il più caratteristico nella musica tradizionale della regione guaranì, di cui vengono presentate improvvisazioni su temi tradizionali. Il concerto, che oltre all’arpa gesuita prevede la chitarra barocca e le percussioni, utilizza in abbondanza anche un’importante fonte settecentesca messicana, il cosiddetto Codice Saldìvar, dal nome del musicologo che lo rese noto, con i suoi fandanghi, tarantelle, romanesche, follie, jácaras ed in generale musiche di danza.